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Agenti FNAARC: agenti di commercio “motore” delle imprese, ma la fiscalità continua a tirare il freno a mano

Il presidente Alberto Petranzan: "Deducibilità dell'auto e aumento dei costi frenano la professione"

Mentre il Governo avvia il confronto sulla prossima manovra, Agenti FNAARC, la Federazione nazionale degli agenti e rappresentanti di commercio aderente a Confcommercio, torna a richiamare l’attenzione sul tema annoso della fiscalità per gli agenti di commercio e sull’aumento dei costi della mobilità.

Gli agenti di commercio in Italia sono circa 230.000 imprenditori e rappresentano una categoria strategica per il sistema economico del Paese, intermediando ogni anno, secondo uno studio della Fondazione Enasarco, tra il 20 e il 25% del PIL nazionale, pari a circa 500 miliardi di euro.

Gli agenti di commercio che operano in regime ordinario, ovvero il 38% del totale, continuano a fare i conti con una norma ormai superata. Il costo fiscalmente riconosciuto per l’acquisto dell’autovettura è ancora oggi pari all’80% di un tetto massimo di 25.822 euro, valore derivante dal cambio lira/euro degli originari 50 milioni di lire introdotti nel lontano 1986. Da allora il prezzo delle automobili è più che raddoppiato, mentre il limite di deducibilità è rimasto invariato.

È anacronistico che chi usa l’auto tutti i giorni per lavoro debba fare i conti con limiti fissati quarant’anni fa, quando c’erano ancora le lire, i telefoni a gettoni, le carte stradali e l’aria condizionata in auto era un optional – dichiara Alberto Petranzan, presidente nazionale Agenti FNAARC – Da allora il mondo è cambiato, ma quella norma fiscale è rimasta ferma e non rispecchia più il prezzo di mercato attuale delle auto”.

Il paradosso è evidente. Le attuali norme fiscali finiscono per penalizzare gli agenti nell’acquisto del bene strumentale fondamentale per svolgere la propria attività. Eppure, gli agenti di commercio sono tra i maggiori acquirenti di automobili in Italia: rinnovano mediamente l’auto ogni quattro anni per alto chilometraggio, ne acquistano circa 159 nuove al giorno e, nel solo 2024, hanno generato acquisti per oltre 700 milioni di euro, pur potendo dedurre fiscalmente solo una parte del costo sostenuto.

Ma il problema non riguarda soltanto la deducibilità dell’autovettura per gli agenti in regime fiscale ordinario. Dal 2015, anno in cui è entrato in vigore il regime forfettario, sono aumentati anche i costi necessari per svolgere la professione: il prezzo medio dei carburanti è cresciuto di oltre il 22%, mentre il costo delle autovetture nuove è aumentato di circa il 50%. A questi si aggiungono gli incrementi dei pedaggi autostradali, della manutenzione e dell’assicurazione dell’auto, che incidono sempre di più sui costi di esercizio dell’attività. Aumenti che erodono i vantaggi del regime fiscale forfettario che ha dato finora sostenibilità all’attività di molti agenti.

La nostra professione deve affrontare un cambio generazionale, l’età media degli agenti è di 52 anni. Come fa, ad esempio, un giovane ad approcciare alla professione con costi così elevati e una fiscalità non equa? – prosegue Petranzan – In vista della prossima Legge di Bilancio chiediamo al Governo di aggiornare, una volta per tutte, il tetto di deducibilità delle autovetture e di rendere la fiscalità più aderente ai costi reali sostenuti dagli agenti di commercio. Con i numeri che muove la nostra categoria non si può più far finta di niente“.

Milano, 28 luglio 2026

Fonte: Segreteria nazionale Fnaarc

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