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Commercio, in Italia 458mila negozi sfitti: un danno economico da 53 miliardi

L'indagine di Confcommercio e Istituto Tagliacarne fotografa un fenomeno che interessa il 17% dei locali commerciali italiani, con una perdita stimata di 4,4 miliardi di euro all'anno. Sangalli chiede al Governo risorse per sostenere i Comuni e contrastare la desertificazione commerciale

In Italia sono sempre di più le saracinesche abbassate e i negozi che rimangono vuoti, con conseguenze economiche e sociali che coinvolgono intere comunità. Secondo la prima stima realizzata dall’Ufficio Studi di Confcommercio, in collaborazione con l’Istituto Tagliacarne, entro il 2026 i locali commerciali sfitti raggiungeranno quota 458mila, pari al 17% del totale nazionale.

Un fenomeno che non riguarda soltanto le attività economiche, ma anche la vitalità dei centri storici, la qualità della vita nei quartieri e la disponibilità di servizi di prossimità. Il costo complessivo dei mancati affitti viene stimato in 53 miliardi di euro, equivalenti a circa 4,4 miliardi all’anno, lo 0,2% del Pil nazionale.

I settori più colpiti dalla desertificazione commerciale

L’indagine, presentata dal direttore dell’Ufficio Studi Confcommercio Mariano Bella, evidenzia come il progressivo svuotamento degli spazi commerciali interessi soprattutto il piccolo commercio, sia alimentare sia non alimentare, e le attività di somministrazione.

Il comparto non alimentare registra circa 172mila locali sfitti, mentre per bar e ristorazione si stimano quasi 90mila spazi inutilizzati.

Particolarmente critica la situazione dei negozi di abbigliamento, calzature e articoli per la casa, dove la percentuale di locali vuoti supera il 20%. Ancora più elevata l’incidenza rilevata per le agenzie di viaggio, oltre il 34%, mentre parrucchieri e centri estetici si avvicinano al 23%.

Le differenze territoriali e il costo dei locali vuoti

La desertificazione commerciale non colpisce tutte le aree del Paese con la stessa intensità. Nel Mezzogiorno l’incidenza dei locali sfitti raggiunge il 19,4%, mentre il Nord-Est registra il valore più contenuto, pari al 13,8%.

A soffrire maggiormente sono anche i piccoli Comuni rurali e le aree scarsamente popolate, dove la quota di spazi commerciali inutilizzati arriva al 18,7%, contro valori intorno al 16% nelle città di maggiori dimensioni e nei centri intermedi.

A rendere ancora più pesante il fenomeno è la durata dello sfitto. Tra il 2012 e il 2023, un locale commerciale è rimasto mediamente inutilizzato per 7,2 anni. Considerando un canone annuo di circa 16mila euro, il mancato introito per ogni immobile raggiunge complessivamente i 116mila euro.

Su scala nazionale, il valore economico degli affitti non percepiti arriva così a 53 miliardi di euro, una cifra che evidenzia la dimensione strutturale del problema.

Confcommercio: i negozi di vicinato sono un presidio per le città

La perdita di attività commerciali produce effetti che vanno ben oltre il mancato fatturato o la diminuzione degli affitti. Ogni negozio che chiude rappresenta anche un servizio in meno, una riduzione delle occasioni di socialità e un indebolimento del presidio del territorio.

Come evidenziato da Paolo Testa, responsabile del Settore Urbanistica e Rigenerazione Urbana di Confcommercio, il commercio di vicinato deve essere riconosciuto come una vera infrastruttura civica, capace di contribuire alla sicurezza, alla vivibilità e alla coesione sociale delle città.

È proprio questa la prospettiva alla base di Cities, il progetto con cui Confcommercio intende riportare il ruolo delle imprese di prossimità al centro delle politiche urbane, nazionali ed europee.

Per contrastare il fenomeno, la Confederazione propone di affiancare agli incentivi destinati alle singole attività interventi più ampi di rigenerazione urbana, capaci di migliorare l’attrattività dei quartieri, la sicurezza e la qualità degli spazi pubblici.

Uno degli strumenti individuati è il Piano d’Azione Territoriale, attraverso il quale ogni città possa programmare interventi per favorire la riapertura dei locali sfitti, sostenere nuove attività e rilanciare le economie di prossimità.

Sangalli: «Dal Governo risorse ai Comuni per riaprire i locali vuoti»

Sulla necessità di intervenire con misure concrete si è espresso il presidente nazionale di Confcommercio, Carlo Sangalli:

«Quasi mezzo milione di locali sfitti, piccoli comuni e borghi senza servizi essenziali, come alimentari, edicole e farmacie: è la drammatica fotografia di una desertificazione commerciale che avanza inarrestabile impoverendo le nostre città. Per questo, chiediamo al Governo di destinare adeguate risorse ai Comuni per realizzare piani di sostegno alle economie di prossimità con l’obiettivo di riaprire i locali vuoti, favorire nuove attività e ridare vita alle comunità».

Il futuro delle città al centro del forum inCittà 2026

Le proposte di Confcommercio saranno al centro della seconda edizione di inCittà 2026, il forum nazionale in programma il 29 e 30 ottobre a Bari, presso lo Spazio Murat.

Due giornate di confronto tra istituzioni, amministratori locali, rappresentanti delle imprese ed esperti, dedicate alle sfide della rigenerazione urbana, dello spopolamento e del rilancio del commercio di prossimità.

L’obiettivo è individuare strategie e strumenti che permettano di restituire vitalità ai centri urbani e ai quartieri, riconoscendo nel commercio una componente fondamentale della loro identità economica e sociale.

 

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