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Stop ai contratti pirata: da Varese sostegno al decreto Primo maggio

Uniascom Confcommercio: «Segnale forte su salario giusto e contrattazione di qualità»

VARESE – Un segnale chiaro nella direzione del lavoro di qualità, della tutela dei lavoratori e della valorizzazione della contrattazione collettiva. È questo il giudizio di Uniascom Confcommercio provincia di Varese sul decreto lavoro approvato dal Governo. Un provvedimento che, come sottolineato dal presidente Carlo Sangalli, rafforza il ruolo delle parti sociali e introduce misure importanti per contrastare il dumping contrattuale.

«Accogliamo con grande favore un intervento che riafferma con forza il valore della contrattazione di qualità e che va nella direzione indicata da Confcommercio nazionale – commenta il presidente di Uniascom, Rudy Collini –. La posizione espressa dalla premier Giorgia Meloni è particolarmente significativa: legare gli incentivi pubblici al rispetto dei contratti collettivi rappresentativi è una scelta concreta a tutela delle imprese corrette e dei lavoratori».

«Il decreto introduce un principio fondamentale – aggiunge il segretario generale Lino Gallina –: la qualità del lavoro passa dal rispetto dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni realmente rappresentative. È un passaggio tecnico ma decisivo, che va nella direzione che da tempo sosteniamo anche sul territorio».

Un segnale contro il dumping contrattuale

Il decreto Primo maggio interviene su uno dei nodi più critici del mercato del lavoro italiano: la diffusione dei cosiddetti contratti pirata. La scelta di escludere dagli incentivi pubblici le aziende che applicano contratti non rappresentativi introduce un criterio di selettività che premia le imprese virtuose e contrasta la concorrenza sleale.

Una linea che si inserisce pienamente nel percorso indicato da Confcommercio anche in provincia di Varese, da tempo impegnata nella difesa della contrattazione collettiva come strumento centrale per garantire equità, tutele e corrette condizioni di lavoro.

Il ruolo della contrattazione collettiva

Il provvedimento rafforza il principio secondo cui il “salario giusto” deve essere definito dai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.   Un’impostazione che riconosce il valore del sistema costruito negli anni dalle parti sociali e che trova piena condivisione nel sistema Confcommercio.

Per il territorio varesino, questo significa tutelare un modello contrattuale che coinvolge migliaia di imprese e lavoratori, fondato su regole chiare, diritti certi e strumenti avanzati di welfare e bilateralità.

Le ricadute per imprese e lavoratori

«Per le nostre imprese – sottolinea ancora Collini – questo decreto rappresenta un passo avanti concreto verso un mercato più equo. Difendere i contratti corretti significa difendere chi ogni giorno opera nel rispetto delle regole, evitando che pratiche scorrette possano alterare la competizione».

Una visione che trova un riscontro diretto anche nella realtà locale, dove il sistema associativo è da sempre impegnato nel promuovere trasparenza e qualità nei rapporti di lavoro.

Un passaggio tecnico decisivo

Nel suo intervento, Gallina evidenzia gli aspetti più operativi del provvedimento:
«Il collegamento tra incentivi pubblici e applicazione dei contratti collettivi rappresentativi introduce un criterio oggettivo di valutazione che può rendere più efficace anche l’attività di controllo. È un elemento fondamentale per contrastare fenomeni distorsivi che, come abbiamo più volte evidenziato, incidono negativamente sia sulle tutele dei lavoratori sia sulla competitività delle imprese».

Verso un mercato del lavoro più equo

Il decreto si inserisce in una strategia più ampia che punta a rafforzare la qualità dell’occupazione e il dialogo con le parti sociali. In questa prospettiva, il richiamo della presidente del Consiglio alla costruzione di un patto con i corpi intermedi viene accolto positivamente anche dal sistema Confcommercio.

In questo scenario, Uniascom Confcommercio provincia di Varese conferma il proprio impegno nel sostenere un mercato del lavoro basato su regole chiare, contratti trasparenti e valorizzazione delle competenze, elementi indispensabili per una crescita economica solida e sostenibile.

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